Al di là dei toni poetici, l’articolo esprime esattamente il mio punto di vista.
Se scrivi per puro intrattenimento, hai un problema in vista.
@flaviotorba @cultura che è praticamente quello che già sta succedendo da anni, solo che prima si chiamavano ghost writers.
@flaviotorba @cultura è un ragionamento con cui tutto il settore dovrà presto fare i conti ma che pare ancora ignorare. Ho provato a condividere un articolo simile sulla chat degli autori della mia C.E. e ho ricevuto solo commenti vuoti, come se nessuno vedesse l’elefante nella stanza.
Sarà vero che (forse) continuerò a scrivere perché amo il processo di scrittura, ma non possiamo ignorare come questo renderà ancora più difficile la nostra passione.Gran bell’articolo! Per me sin dal giorno uno la mancanza irrisolvibile dei romanzi generati non è che non hanno errori ma che non hanno un messaggio; l’autore non è consapevole, quindi non può (per costruzione!) fornire un’opinione sul mondo, un’esperienza, un avvertimento o un consiglio. Tutte le cose umane di cui intingiamo ogni testo, e che spesso vengono a galla solo dopo mesi di lavoro e riflessioni, sono superflue e irraggiungibili per un replicatore statistico.
@clockwooork mi trovo d’accordo al 100℅ con te. Non c’è intenzione, non c’è uno scopo, non c’è nessuna comunicazione con l’autore.
Perché dovrei perdere tempo con qualcosa su cui nessuno ha perso tempo per me?
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