La privacy è marketing. L’anonimato è architettura.
Ogni azienda afferma di “avere a cuore la tua privacy”. È scritto in ogni informativa sulla privacy, in ogni pagina di marketing, in ogni investor deck. Ma se posso reimpostare la tua password via email, so chi sei. Se registro il tuo IP, so dove ti trovi. Se richiedo la verifica telefonica, ho potere su di te.
Questa non è privacy. Questa è performance art.
https://servury.com/blog/privacy-is-marketing-anonymity-is-architecture/
@informapirata @privacypride non è che mi torni tanto. Il fatto che tengano alla tua privacy non significa che non sappiano niente di te, ma che non lo divulgano e fanno il possibile affinché i dati non finiscano in mani che non hanno ottenuto il tuo consenso a trattarli. Le aziende sanitarie sanno perfettamente chi sei, dove abiti e tutti i dati sanitari: secondo la logica che proponi allora violano la privacy ed è puro marketing?
@devnull l’articolo però riguarda soprattutto i servizi privati, quelli in cui non è necessario individuare l’identità, ma solo l’autenticazione di accesso. È qui che si nota l’importanza della mancanza di tracciamento dell’identità degli utenti
@informapirata @privacypride non è così banale come argomento: se io ti offro un servizio voglio sapere chi sei. Stai usando le mie risorse (nel caso di servizi IT), o I miei servigi (assicurazione, spesa online, e commerce, e chi più me ha più ne metta) e in caso di dolo io devo poter dire alle autorità competenti dove andare a cercare. Qui in Italia se ti offro un servizio, come una VPN, se tracciano l’indirizzo e vedono che è un provider gestito da me… Sono io chiamato a pagare i danni, salvo non dimostri che tutto è stato usato a mia insaputa mentre io ho una politica di sicurezza allo stato dell’arte che mi permette di collaborare nella ricerca del colpevole. Dire “è vero sono indirizzi miei ma boh non so chi sia perché non mi curo di registrare niente” è una auto condanna


