Psychologist | Licensed Professional Psychoterapist
--𝙿𝚊𝚜𝚜𝚒𝚘𝚗𝚊𝚝𝚎 𝚌𝚕𝚒𝚖𝚋𝚎𝚛, 𝚌𝚘𝚍𝚎𝚛 𝚊𝚗𝚍 𝙻𝚒𝚗𝚞𝚡 𝚞𝚜𝚎𝚛–

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  • @macfranc @cinema_serietv@feddit.it Ne avevo scritto molto tempo fa. È solo uno degli effetti a valle di un’abitudine insana e sostenuta nel tempo di arrivare a sé di sponda, sempre passando per l’altro. Quando l’altro è simulato, nei social o attraverso un dispositivo, l’impatto sullo stesso sistema nervoso è micidiale. Il risultato è che nessuno sa più sostenere il vuoto, l’essere rimandato a sé. Prende forma un pericoloso circolo vizioso: tanto più ci si sente vuoti e incapaci di generare una direzione da sé, tanto più aumenterà il bisogno di ancorarsi a qualcuno. Quanto più ci si abitua a vivere in relazione a una Alterità che legittima e fonda ogni sentire, tanto meno si sentirà il bisogno di interpellarsi, di mettersi a tema e questo, in assenza dell’altro, genererà ancora più vuoto. Le esperienze generate in questo circolo vizioso possono arrivare ad impoverire la vita al punto tale da rendere difficile sostenere qualunque esperienza richieda attenzione sostenuta e l’intimità con sé. Può così diventare difficile seguire e sostenere un’argomentazione, un’attività che richiede il tempo e la capacità di sostenere l’intima e silenziosa esperienza di sé che la sottende. Si intuisce allora come possa tornare più facile seguire uno slogan. Articolare e seguire un discorso può diventare una esperienza faticosa e frustrante che possiamo evitare leggendo o scrivendo un tweet. Seguire la trama narrativa di un film e gustarne l’estetica richiede, insieme, abbandono e concentrazione, si può dunque preferire cercare e guardare brevi video su youtube o l’episodio di una serie. Pensare richiede tempo, spesso anche la capacità di sostenere domande senza avere fretta di trovare immediatamente una risposta, meglio allora avere sotto mano schede riassuntive, ricette o schemi che ci consentano di orientarci (Chatbot-AI), di scegliere e sceglierci in fretta. Su questa direttrice, dai contesti educativi ci si aspettano facili e veloci soluzioni, orientate perlopiù alla dimensione pratica ed utilitaristica della vita. https://www.jayah.net/techidentity.html



  • @letterina @libri mi interessai molto alla storia di Chris McCandless. Mi dispiace dirlo ma sulla sua triste storia hanno speculato tutti, da Jon Krakauer con il suo libro a Sean Penn con un film che ha letteralmente reinventato interi episodi della vita del giovane pur di produrre una pellicola più spendibile sul mercato.
    Le scene del famoso autobus 142 furono girate miglia e miglia lontano dal posto originale dove Chris visse la sua (dis)avventura. I luoghi originali erano piuttosto squallidi e pieni di mosquitos, Sean Penn girò le scene del suo film in posti dove Chris non era mai stato solo perché erano più scenografici. Chris non riuscì mai a scendere in canoa il Colorado, come invece mostra il film. Si perse e fu salvato in extremis dalle guardie del parco.
    Né il libro né il film fanno capire quanto fossero gravi le condizioni psichiche di Chris McCandless, che pagò con la vita diverse scelte fatte da inesperto, in modo assurdo, anche a causa dei suoi disturbi psichiatrici. Raccontata come una meravigliosa avventura finita male, in realtà è stata una storia triste, di sofferenza e disagio, finita tragicamente ma raccontata in modo surreale per puro interesse commerciale.