OBBEDISCO (Gaza dimostra che la presunta difesa dei diritti umani è un cinico strumento di propaganda, applicato in modo selettivo)
di Andrea Bettantier
I principali leader politici nazionali ed europei, sia che si presentino come “progressisti”, “conservatori” o “liberali”, agiscono sempre più come vassalli di un ordine imperiale, i cui centri decisionali si trovano altrove.
La retorica dei “valori” e della “civiltà” viene quotidianamente impiegata per giustificare l’espansione dell’alleanza militare NATO, strumento offensivo di un progetto egemonico globale.
Necessariamente, questo progetto si alimenta di conflitti, promuove l’allineamento, e reprime sistematicamente la diplomazia e il diritto internazionale quando questi ostacolano i suoi interessi strategici ed economici.
La guerra in Ucraina ne è l’esempio più chiaro: è il risultato di decenni di espansionismo ad est e del rifiuto di costruire un sistema di sicurezza europeo inclusivo.
Viene ora perpetuata con lo sciagurato, insensato obbiettivo di “sconfiggere la Russia”, sacrificando un’intera nazione sull’altare dell’egemonia atlantica.
Parallelamente, assistiamo al viscido silenzio e alla complicità di questi stessi leader di fronte al genocidio in corso a Gaza, dimostrando che la loro presunta difesa dei diritti umani è un cinico strumento di propaganda, applicato in modo selettivo.
L"allineamento" a Washington è la condizione strutturale dell’Europa contemporanea. I governi operano entro margini di manovra definiti dalle lobby militari-industriali, dalla finanza internazionale e dalla macchina della sicurezza nazionale statunitense.
Le differenze tra loro sono, nella migliore delle ipotesi, di tono e di tattica retorica, non di sostanza strategica.
La vera posta in gioco non è scegliere tra un leader “buono” europeo e uno “cattivo”.
Occorre riconoscere e sfidare l’intera architettura USA che riduce gli stati a vassalli, trasforma i popoli in carne da cannone e monetizza la sofferenza umana.
La pace autentica non potrà mai emergere da questo sistema, ma dalla sua demolizione: dalla fine dell’espansionismo militare, dal disarmo, dal rispetto della sovranità dei popoli e dalla costruzione di un ordine internazionale basato sulla giustizia, non sulla forza bruta e sull’obbedienza.
La nostra scelta è tra l’accettazione passiva di questo spettacolo di sottomissione, e la resistenza organizzata per un mondo in cui la vita umana abbia valore infinitamente superiore al profitto e al potere. Oggi mi sento più utopista di John, perso dentro uno spartito chiamato Imagine.
(A. Battantier, Italien Néandertalien, Frammenti per l’apocalisse, Mip Lab, 12/25)
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